VICALVI

Il piccolo borgo di Vicalvi – da Vicus Albus ossia villaggio montano – rivela già dal nome la sua caratteristica: si adagia infatti su un colle sormontato dal Monte Morrone, anticamente conosciuto come Albeto, su cui è ben visibile la dolina della Fossa Licia, una delle più belle dell’Appennino centrale, rimasta grazie al suo isolamento pressoché integra e nel contesto ambientale originario.

Vicalvi è però anche un paese ricco di storia, cosicché il percorso che conduce alla cima del colle si trasforma in una vera e propria passeggiata a ritroso nel tempo. Si parte da località Delicata, moderno centro del paese e delle sue attività principali, per poi risalire la strada che, serpeggiando sui fianchi del colle tra due file di case, conduce al centro storico, ben conservato nonostante lo spopolamento. Qui, tra scorci evocativi, si può ammirare il vecchio municipio, oggi sede della biblioteca comunale, e la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista, dall’interno in stile barocco, con affreschi sulla volta e un pulpito ligneo anch’esso di stile barocco, mentre su un altare moderno vi è una formella novecentesca rappresentante l’Ultima cena.

Attraverso la porta superiore della cinta muraria si arriva al maestoso Castello, che, dominando il borgo di Vicalvi dalla sommità del colle, con il suo aspetto racconta gli eventi di cui è stato protagonista nel corso dei secoli. Fondato nell’Alto medioevo su un antico insediamento volsco a difesa del borgo e, con i vicini castelli di Alvito e Picinisco, della Valle di Comino, fu prima possedimento longobardo con i principi di Capua per entrare poi nel 1017 nei possedimenti dell’Abbazia di Montecassino e successivamente, nel XIII secolo, passare alla famiglia d’Aquino, che lo fortificò ulteriormente con una doppia cinta muraria visibile ancora oggi. Repentinamente abbandonato e andato lentamente in rovina, durante la seconda guerra mondiale fu trasformato dalle truppe tedesche in ospedale da campo, come testimonia l’enorme croce rossa che spicca sulle mura.

Concludiamo la nostra visita camminando per le stradine del borgo medievale abbandonato, dove risuonano echi di misteriose leggende – come quella del fantasma della “Signora incatenata”, conosciuta anche come “La Castellana”, che si racconta sia stata murata in una delle torri dal marito che ne aveva scoperto gli omicidi di giovani precedentemente sedotti – o anche seguendo il camminamento superiore delle mura, da cui volgendosi ad est si può godere del panorama suggestivo della Valle di Comino; tornando verso l’odierno centro, invece, possiamo raggiungere nella località San Francesco, poco distante, il convento fondato dal santo di Assisi nel 1222 nel luogo dove si dice abbia fatto sgorgare acqua dalla roccia, creando una fonte.

Il piccolo borgo di Vicalvi – da Vicus Albus ossia villaggio montano – rivela già dal nome la sua caratteristica: si adagia infatti su un colle sormontato dal Monte Morrone, anticamente conosciuto come Albeto, su cui è ben visibile la dolina della Fossa Licia, una delle più belle dell’Appennino centrale, rimasta grazie al suo isolamento pressoché integra e nel contesto ambientale originario.

Vicalvi è però anche un paese ricco di storia, cosicché il percorso che conduce alla cima del colle si trasforma in una vera e propria passeggiata a ritroso nel tempo. Si parte da località Delicata, moderno centro del paese e delle sue attività principali, per poi risalire la strada che, serpeggiando sui fianchi del colle tra due file di case, conduce al centro storico, ben conservato nonostante lo spopolamento. 

Qui, tra scorci evocativi, si può ammirare il vecchio municipio, oggi sede della biblioteca comunale, e la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista, dall’interno in stile barocco, con affreschi sulla volta e un pulpito ligneo anch’esso di stile barocco, mentre su un altare moderno vi è una formella novecentesca rappresentante l’Ultima cena.

Attraverso la porta superiore della cinta muraria si arriva al maestoso Castello, che, dominando il borgo di Vicalvi dalla sommità del colle, con il suo aspetto racconta gli eventi di cui è stato protagonista nel corso dei secoli. Fondato nell’Alto medioevo su un antico insediamento volsco a difesa del borgo e, con i vicini castelli di Alvito e Picinisco, della Valle di Comino, fu prima possedimento longobardo con i principi di Capua per entrare poi nel 1017 nei possedimenti dell’Abbazia di Montecassino e successivamente, nel XIII secolo, passare alla famiglia d’Aquino, che lo fortificò ulteriormente con una doppia cinta muraria visibile ancora oggi. Repentinamente abbandonato e andato lentamente in rovina, durante la seconda guerra mondiale fu trasformato dalle truppe tedesche in ospedale da campo, come testimonia l’enorme croce rossa che spicca sulle mura.

Concludiamo la nostra visita camminando per le stradine del borgo medievale abbandonato, dove risuonano echi di misteriose leggende – come quella del fantasma della “Signora incatenata”, conosciuta anche come “La Castellana”, che si racconta sia stata murata in una delle torri dal marito che ne aveva scoperto gli omicidi di giovani precedentemente sedotti – o anche seguendo il camminamento superiore delle mura, da cui volgendosi ad est si può godere del panorama suggestivo della Valle di Comino; tornando verso l’odierno centro, invece, possiamo raggiungere nella località San Francesco, poco distante, il convento fondato dal santo di Assisi nel 1222 nel luogo dove si dice abbia fatto sgorgare acqua dalla roccia, creando una fonte.

Filiera dei “Borghi Vivi” della DMO Ciociaria-Valle di Comino:

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