Museo del Novecento e della Shoah di San Donato Val di Comino

La Storia che incontra tante piccole storie, per non dimenticare

Il Museo del Novecento e della Shoah di San Donato Val di Comino si presenta un po’ come un labirinto, un dedalo di sale in cui la Storia con la “S” maiuscola si fonde, si scontra e si intreccia con tante piccole storie di straordinaria umanità, generosità e sacrificio che, per anni, sono state chiuse nel cuore di chi le ha vissute e che oggi vengono finalmente raccontate.

Ma perché un museo dedicato alla Shoah proprio a San Donato Val di Comino?

Ma perché un museo dedicato alla Shoah proprio a San Donato Val di Comino?

Il borgo San Donato Val di Comino è stata una delle località d’internamento libero più importanti d’Italia (26° su 601 comuni), nonché la prima del Lazio per numero di ebrei stranieri. Dal 1942 San Donato ha ospitato anche dieci giovani iugoslave internate per motivi politici. Giunti nel paese a partire dall’estate del 1940, gli ebrei e le iugoslave ricevettero dalla popolazione e dalle autorità locali accoglienza e aiuto, integrandosi immediatamente. Nomi come Margaret “Grete” Bloch, amica e confidente di Kafka, Grete Berger, importante attrice del cinema muto e dell’Espressionismo tedesco, protagonista tra gli altri del capolavoro cinematografico di Frizt Lang Metropolis, o la famiglia Levi con la piccola Noemi, nata nel periodo di internamento a San Donato Val di Comino, affiorano nelle sale visitate, insieme a quelli dei sandonatesi e alla storia del loro piccolo borgo sugli Appennini laziali, dagli inizi del Novecento fino al dopoguerra.

Inaugurato il 18 giugno 2022, il Museo del Novecento e della Shoah trova spazio negli ambienti dell’Antico Municipio e nasce dalla preziosa collaborazione con il Museo dell’Olocausto di Washington, che negli anni passati spesso ha cercato in Valle di Comino, e in particolare a San Donato, le tracce di coloro che, durante il secondo conflitto mondiale, non solo vissero l’orrore dell’Olocausto ma anche di chi aiutò gli ebrei a rischio della sua stessa vita, come accadde ai dipendenti dell’anagrafe di San Donato. Fondamentali anche i contributi del Ministero della Difesa, dell’Università di Cassino e di numerosi archivi nazionali e internazionali, nonché da fonti private. Il Museo e il Memoriale della Shoah sono inoltre un circuito inserito nel progetto European Liberation Route promosso dal Consiglio d’Europa.

Nell’idea dei curatori Luca Leone e Fabiana Piselli il Museo del Novecento e della Shoah è molto più una semplice collezione di nomi e oggetti legati agli “internati” di San Donato Val di Comino: l’obiettivo è trasportare il visitatore in un percorso fatto di storie che si intrecciano, di passato e presente che dialogano, di consapevolezza e memoria, quando la Storia scritta sui libri spesso non racconta i dettagli delle vite di coloro che l’hanno vissuta. Otto sale che seguono un itinerario interattivo e immersivo, con filmati, touch screen per consultare e sfogliare digitalmente documenti, diari di guerra e scritti inediti, oggetti di uso quotidiano e tutto ciò che è memoria tangibile di quanto vissuto in quegli anni. Il percorso procede cronologicamente ma anche sul filo delle storie raccontate, dal primo Novecento, con l’avvento del fascismo, il fenomeno dell’emigrazione e l’arrivo della seconda guerra mondiale, con l’internamento libero degli ebrei stranieri e di altri stranieri, lo spettro dei campi di concentramento, l’aiuto agli ex prigionieri alleati, fino al referendum per la Repubblica e infine la ricostruzione, con protagonisti le maestranze sandonatesi a Montecassino. 

Oltre alla visita guidata del museo, è possibile prenotare escursioni sui luoghi della seconda guerra mondiale, percorsi di trekking urbano alla scoperta di San Donato Val di Comino, visite didattiche per scuole e non solo.

Parte integrante del percorso del Museo del Novecento e della Shoah è il Memoriale della Shoah, inaugurato il 27 gennaio 2023 in Piazza Matteotti e nato da un’idea del curatore del Museo, Luca Leone, e del sindaco di San Donato Val di Comino, Enrico Pittiglio. 

Una grande pietra d’inciampo e un luogo dal forte simbolismo concepito per tramandare la memoria e sensibilizzare le nuove generazioni affinché l’insensatezza che ha generato la tragedia della guerra non si ripeta mai più. 

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